Accumulo energetico, due soluzioni
Nel 2025 la transizione energetica ha compiuto un salto di qualità che, fino a pochi anni fa, sembrava difficile immaginare. Tra tutti i temi legati alla transizione energetica sostenibile, quello che ha mostrato i progressi più concreti e i risultati più significativi e misurabili è senza dubbio l'accumulo energetico: un settore spesso percepito come tecnico, ma che in realtà rappresenta la spina dorsale di un sistema elettrico basato sulle rinnovabili.

La criticità strutturale
Le fonti rinnovabili non sono programmabili e producono energia in modo intermittente. Per questo motivo, il tema dell'accumulo energetico è centrale.
Senza adeguate soluzioni di accumulo, l'energia in eccesso rischia di essere sprecata e la stabilità della rete può essere compromessa nei momenti di picco della domanda. L'accumulo è quindi essenziale per garantire sicurezza energetica, continuità del servizio e piena integrazione delle rinnovabili.
Inoltre, la questione è particolarmente delicata perché l'accumulo deve risolvere contemporaneamente problemi tecnici, ambientali e infrastrutturali.
Le sfide tecniche, ambientali e normative includono quindi la durata dei cicli, la sicurezza (termica e chimica), l'impatto territoriale e la necessità di integrazione con infrastrutture esistenti per evitare nuovi colli di bottiglia.
Accumulo Idroelettrico a Pompaggio o batterie?
Le infrastrutture di accumulo si dividono principalmente in due categorie. La prima è il Pumped Hydro Storage, ovvero l'accumulo idroelettrico a pompaggio. Questa tecnologia utilizza due bacini d'acqua situati a diversa altitudine: quando l'energia elettrica è abbondante e a basso costo, l'acqua viene pompata dal bacino inferiore a quello superiore; quando la domanda aumenta, l'acqua viene rilasciata verso valle, azionando turbine che producono elettricità. Il Pumped Hydro Storage consente grandi volumi di accumulo, ha una vita utile superiore ai 40–50 anni ed è oggi la principale forma di accumulo per capacità installata in Europa, anche se è limitato da vincoli geografici e ambientali.
La seconda categoria è quella delle batterie elettrochimiche, che comprendono sistemi residenziali, industriali e le batterie utility-scale connesse direttamente alla rete. La tecnologia è la stessa, ma la scala cambia: le batterie di grande taglia sono fondamentali per il bilanciamento della rete e rappresentano uno degli abilitatori chiave della transizione energetica futura.
In Italia
Nel corso del 2025 il mercato italiano ha mostrato segnali di ripresa e crescita: il secondo trimestre 2025 ha visto la capacità installata di sistemi di accumulo salire a 817 MW e la capacità energetica a 2.728 MWh rispetto all'anno precedente. Inoltre, il governo e le autorità hanno approvato 361 MW di nuovi progetti BESS (Battery Energy Storage System) distribuiti in più regioni, a sottolineare l'accelerazione degli investimenti su scala commerciale. Nei primi sei mesi del 2025 sono stati connessi 1.140 MW di nuovi sistemi, portando la capacità utilizzabile a 3.365 MWh e la potenza totale di accumulo attiva a circa 6,8 GW al 30 giugno 2025.
Parallelamente, si consolidano anche le soluzioni domestiche e commerciali, che contribuiscono a rendere più flessibile il sistema elettrico.
Fonti: italiasolare.eu, pv-magazine.it, transizioneelettrica.it, elettricomagazine.it, rinnovabili.it
In prospettiva
L'accumulo rappresenta uno dei pilastri su cui si giocheranno gli obiettivi ESG dei prossimi anni. La sfida ora è continuare a investire, innovare e integrare queste soluzioni per rendere la transizione energetica non solo possibile, ma stabile e duratura.
